sabato 11 febbraio 2012

La Controffensiva In Africa Settentrionale (Mar-Apr 1941)

Subito dopo la dichiarazione di guerra del 10 giugno 1940, il fronte caldo dell'impegno bellico fascista fu l'Africa settentrionale, dove la colonia italiana di Libia era stretta tra le forze britanniche in Egitto e quelle francesi in Tunisia e Algeria.
Dopo pochi mesi di relativa calma, le divisioni di Graziani passarono all'attacco conquistando Sidi el-Barrani. La controffensiva inglese si tradusse, però, in una devastante sconfitta per le armi italiane.
Per rinforzare la presenza dell'Asse in Africa settentrionale, dalla Germania giunse un potente corpo, l'Afrikakorps, guidato dal brillante generale Rommel.
Fu l'inizio di un'epica lotta fatta di audaci offensive e rovesciamenti di fronte.
Dall'assedio di Tobruk alle battaglie di El-Alamein, fino agli ultimi combattimenti sulla linea Mareth, tutta l'avvincente storia delle campagne di guerra nell'Africa settentrionale, dal giugno del 1940 al maggio del 1943.




Wolfgang Amadeus Mozart

Wolfgang Amadeus Mozart, nome di battesimo Joannes Chrysostomus Wolfgangus Theophilus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791),
è stato un compositore, pianista, organista e violinista austriaco, a cui è universalmente riconosciuta la creazione di opere musicali di straordinario valore artistico.
Mozart è annoverato tra i più grandi geni della storia della musica, dotato di raro e precoce talento.
Morì all'età di trentacinque anni, lasciando pagine indimenticabili di musica classica di ogni genere, tanto da essere definito dal Grove Dictionary come "il compositore più universale nella storia della musica occidentale": la sua produzione comprende musica sinfonica, sacra, da camera e opere di vario genere.
La musica di Mozart è considerata la "musica classica" per eccellenza, egli è infatti il principale esponente del "Classicismo" settecentesco, i cui canoni principali erano l'armonia, l'eleganza, la calma imperturbabile e l'olimpica serenità.
Mozart raggiunge nella sua musica divina vertici di perfezione adamantina, celestiale e ineguagliabile, tanto che il filosofo Nietzsche lo considererà il simbolo dello "Spirito Apollineo della Musica", in contrapposizione a Wagner, che Nietzsche definirà l'emblema dello "Spirito Dionisiaco della Musica".




domenica 5 febbraio 2012

La battaglia di Hastings, 1066

Dal ciclo "Storia della tattica e della strategia"

La battaglia di Hastings ebbe luogo il 14 ottobre 1066 a circa 13 km da Hastings, tra le truppe di Aroldo II, re degli Anglosassoni, e Guglielmo (detto poi Il Conquistatore), duca di Normandia come Guglielmo II, per il controllo dell'Inghilterra.
L'Inghilterra durante il Medioevo fu per anni territorio di scorrerie e devastazioni dei Vichinghi.
Le orde vichinghe partivano dalle loro basi tra i fiordi danesi e con i loro veloci Drakkar sbarcavano sulle coste inglesi saccheggiando e distruggendo ogni cosa.
Il duca di Normandia approfittò di una grande scorreria guidata da Harald III di Norvegia per radunare un esercito e sbarcare in territorio inglese.
L'esercito di Aroldo era costituito soprattutto da manipoli di fanteria pesante, molto potente ma assai poco manovrabile in battaglia mentre il forte dell'esercito di Guglielmo era formato soprattutto dalla cavalleria. Quando Guglielmo sbarcò sul suolo inglese l'esercito sassone mosse immediatamente contro l'invasore.
La fanteria sassone prese posizione sulla Senlac Hill, una bassa collina circa 10 km a nord di Hastings che dominava la pianura antistante il punto di sbarco dell'esercito normanno.





La Battaglia di Borodino, 1812

Dal ciclo "Storia della tattica e della strategia"

La battaglia di Borodino, conosciuta anche come la battaglia della Moscova (7 settembre 1812) fu la più grande e sanguinosa battaglia di un solo giorno combattuta durante le guerre napoleoniche, avendo coinvolto più di 250.000 uomini.Venne combattuta tra l'Impero francese di Napoleone Bonaparte con i suoi alleati, e la Russia dello zar Alessandro I vicino al villaggio di Borodino. La battaglia terminò senza grandi risultati tattici per nessuno dei due schieramenti. Le forze francesi sotto il comando di Napoleone Bonaparte non seppero infliggere all'esercito russo comandato dal generale Kutuzov la sconfitta decisiva, necessaria per concludere la campagna. La successiva ritirata dell'esercito russo dopo la battaglia fu imposta da ragioni strategiche e alla fine portò l'esercito di Napoleone al disastro.Napoleone, al comando del grosso delle forze, avanzando verso Mosca, urtò contro il grosso delle forze russe presso Borodino posta sulla grande strada che dalla Polonia porta a Mosca. Dopo un giorno di schermaglie tra avanguardie pochi chilometri a ovest di Borodino, il giorno dopo circa 250.000-300.000 uomini diedero vita a una enorme battaglia. I russi erano trincerati su alcune alture divise da un'area pianeggiante paludosa e cosparsa di boschi. Su questa area erano state costruite tre fortificazioni campali (ridotta). Napoleone spinse il proprio centro contro le ridotte mentre il principe Poniatowski e Davout dovevano tenere occupate le ali. Dopo tre ore di violentissimi scontri i russi si ritirarono dopo aver perso le ridotte. Più cavalleria o una maggiore spinta sull'ala sinistra (Poniatowski con pochi uomini riuscì quasi a travolgere il settore russo di fronte a lui) avrebbero portato l'esercito francese ad una vittoria più netta. I russi evacuarono Mosca lasciandola a Napoleone, che non aveva leNapoleone fu stranamente poco partecipe allo scontro, come a Waterloo era ammalato (raffreddore e infiammazione alla vescica), trascurando completamente la possibilità di aggirare lo schieramento avversario sul debole fianco meridionale. Viceversa organizzò degli attacchi frontali verso supposti punti deboli russi, riuscendo a conquistarli dopo pesanti perdite, causate soprattutto dalla forza dell'artiglieria nemica nella ridotta centrale. Napoleone non volle impiegare a fondo le sue riserve, ed in particolare la vecchia guardia, sia perché era sempre stato restio ad impiegare la guardia in combattimento, sia perché intendeva conservare un po' di truppe fresche, visto che si trovava ormai al termine di una lunghissima linea di rifornimenti, quindi perse la possibilità di sfruttare la sua piccola superiorità numerica. Le perdite furono pesanti per ambedue i contendenti, ma i russi si ritirarono ordinatamente, senza lasciare quasi nessun prigioniero e perdendo pochi cannoni e pochi stendardi, mantennero un atteggiamento piuttosto fiero anche nella ritirata, che impressionò alcuni marescialli francesi e consolò notevolmente lo Zar facendogli mantenere il desiderio di combattere. Napoleone, con le truppe di cavalleria falcidiate e la fanteria leggera stremata dalle marce (dalla Polonia alle porte di Mosca in meno di 3 mesi) e dalla dura battaglia, rinunciò a un serio inseguimento e si limitò ad azioni modeste per molestare le retroguardie nemiche due giorni dopo. risorse per rimanervi e fu costretto ad abbandonarla.





La battaglia di Goose Green, 1982

Dal ciclo "Storia della tattica e della strategia"

Nella mattina del 27 maggio, 500 paracadutisti del Para 2, comandati dal tenente colonnello Jones, sbarcarono a Goose Green e Darwin, sulle sponde opposte dello stretto istmo che unisce la parte nord e quella sud dell'isola principale.
L'obiettivo era quello di allargare la testa di ponte di San Carlos.
Il battaglione era supportato da una batteria di obici da 105 mm del 29° Commando Regiment della Royal Artillery, da un plotone di missili anticarro MILAN e da elicotteri Westland Scout.
Inoltre, durante lo svolgimento della battaglia, venne fornito supporto aereo ravvicinato da una sezione di tre Harrier ed un bombardamento navale da parte della fregata HMS Arrow.
La difesa della posizione di Goose Green era affidata alla Task Force Mercedes, composta principalmente dal 12º reggimento fanteria argentino (RI 12), che presidiava anche l'aeroporto Condor, base di aerei da attacco FMA Pucarà ed elicotteri.
A questi si aggiungeva una compagnia del 25º Reggimento Fanteria (RI 25), che era composto di coscritti con un addestramento avanzato in stile ranger.
Questo addestramento era stato voluto dal tenente colonnello Mohamed Alí Seineldín, considerato il "padre" delle forze speciali dell'esercito argentino, e il reggimento aveva il nome non ufficiale di 25° Regimiento Infantaria Spécial.
La difesa antiaerea era assicurata da due batterie, una delle quali basata su sei mitragliere da 20 mm Rheinmetall gestite da personale della FAA e l'altra su due cannoncini da 35 mm a guida radar del GADA 601, il gruppo artiglieria antiaerea impegnato anche nella difesa di Port Stanley; queste armi però potevano altrettanto bene essere utilizzate nel tiro contro bersagli terrestri. Infine vi erano 4 obici da 105 mm Oto Melara del 4º reggimento artiglieria aviotrasportata. L'isola di East Falkland con la testa di ponte di San Carlos, Teal Inlet, Mount Kent e Mount Challenger.
La località era fuori dalla direttrice di avvicinamento al capoluogo, ma era comunque a distanza relativamente breve: una quarantina di chilometri in linea d'aria dalle spiagge di San Carlos; il posto inoltre ospitava un aeroporto dal quale gli aerei da appoggio tattico Pucarà avrebbero potuto compiere dei pericolosi raid contro le truppe a terra e gli elicotteri da trasposto inglesi. Dopo due giorni ed una notte di intensi combattimenti, il 28 maggio Goose Green capitolò e 1050 argentini vennero fatti prigionieri.
Il colonnello Jones morì durante i combattimenti e fu insignito della Victoria Cross alla memoria mentre il suo vice, maggiore Chris Keeble, fu insignito del Distinguished Service Order.
Il comandante argentino, tenente colonnello Italo Piaggi, cadde in disgrazia per la resa e terminò la sua carriera militare.




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